Focus sul mercato mondiale delle pere

L’emisfero nord del mondo è in piena fase di raccolta delle pere. Rispetto all’anno scorso, il volume europeo è in aumento del 12% ma in calo (-4%) rispetto alla media 2015-2018. Paesi Bassi, Belgio e Francia registrano una resa o una crescita stabile, mentre i Paesi dell’Europa meridionale stanno riscontrando una diminuzione dei quantitativi. Negli Stati Uniti si osserva un leggero aumento dei volumi e una crescita della quota di pere biologiche. In Sudafrica le prospettive per la nuova stagione sono positive, grazie alle favorevoli condizioni climatiche registrate questo inverno. Anche in Cina il volume del nuovo raccolto è diminuito, con una riduzione fino al 70% per le pere Crown.

Paesi Bassi: il commercio è sotto pressione ma si prevede una stabilizzazione
Nei Paesi Bassi, la raccolta delle pere Conference sta per terminare; i frutti vengono posti nelle celle di stoccaggio. I volumi sono in linea con le previsioni iniziali. I calibri sono più grandi, soprattutto per quanto riguarda quelli raccolti nella settimana del 31 agosto. Il mercato è sotto pressione e i prezzi all’asta mostrano un calo costante. Nonostante ciò, la situazione dovrebbe stabilizzarsi presto. Oltre alle pere Conference olandesi, sul mercato si trova anche prodotto italiano come la Abate Fetel e la Kaiser, oltre alla Williams dalla Francia. Contrariamente all’anno scorso, quest’anno l’Italia ha registrato una carenza rispetto al 2019 e in Europa sud-orientale sono stati inviati camion pieni di pere belghe e olandesi.

Belgio: calibri più piccoli rispetto all’anno scorso
La stragrande maggioranza delle pere Conference belghe è stata raccolta e ora si trova nelle celle. Nonostante le misure adottate dai coltivatori per contrastare la pandemia, la raccolta è andata bene e le pere sono arrivate in tempo. Un frutticoltore e commerciante belga è molto entusiasta della qualità. Le pere sono dure e il sapore è dolce, grazie alle numerose ore di sole di cui hanno beneficiato. Le dimensioni sono generalmente un po’ più piccole rispetto all’anno scorso, ma il volume è leggermente superiore.

Dal momento che il mercato delle pere risulta essere vuoto, le pere appena raccolte di calibro 55 e superiore vengono vendute a prezzi elevati. Le quotazioni per i calibri 45 e 50 sono ancora un po’ basse, ma il commerciante prevede un aumento non appena ricominceranno i programmi.

Germania: l’offerta nazionale si amplia
L’Italia domina l’offerta tedesca all’ingrosso con le pere Santa Maria e nelle ultime settimane anche le Abate Fetel hanno guadagnato terreno. L’assortimento italiano è stato completato dalle pere di varietà Boscs Flaschenbirnen e Williams Christ. Attualmente, la Turchia è rappresentata dalle pere Santa Maria, così come la Spagna che esporta anche la varietà Limonera. La domanda e l’offerta di Williams Christ, Clapps Liebling e Boscs Flaschenbirne sta aumentando in modo significativo. In generale l’offerta è sufficiente a coprire la richiesta. Nonostante ciò, si sono visti prezzi adeguati al ribasso per evitare un surplus di offerta.

Nella coltivazione domestica è particolarmente degno di nota il forte aumento della superficie coltivata a pere Xenia, nella regione del Lago di Costanza. Nel 2018 sono state raccolte circa 1.400 tonnellate, nel 2019 il volume totale del raccolto è stato di 2.500 ton. Nel giro di pochi anni si spera di riuscire a vendere circa 5.000 ton provenienti da coltivazioni regionali.

Italia: un volume più basso
Secondo i dati previsionali di CSO Italy le produzioni di pere si attestano, a livello europeo, su 2.199.000 tonnellate, in aumento del 12% se messe a confronto con la produzione 2019, anno particolarmente negativo per i volumi prodotti. La produzione resta comunque in calo (-4%) rispetto alla media 2015-2018 a causa, come al solito, di danni climatici pesanti, in alcune zone produttive, per le gelate primaverili, pioggia durante la fioritura e grandine durante l’ingrossamento dei frutti. L’Italia, e in particolare l’Emilia Romagna, ha subito pesantemente, anche quest’anno, i danni climatici, con un -12% di produzione rispetto alle medie 2015-2018. Spagna e Portogallo rilevano un calo produttivo da danni climatico-ambientali, mentre Belgio, Paesi Bassi e Francia sono stabili o in crescita.

L’Italia produrrà meno pere rispetto a un’annata normale. La media produttiva del periodo 2015-2018 è stata di circa 730mila tonnellate, mentre nel 2020 si prevedono 500mila-550mila tonnellate. Il calo va attribuito ai danni da freddo primaverili e alla malattia Alternaria. La cimice asiatica ha causato meno danni rispetto al 2019. La raccolta è ormai terminata per tutte le varietà. In pratica, l’Abate è l’unica varietà che ha subito un calo così evidente.

La situazione delle pere italiane al 9 settembre 2020 non sembra troppo drammatica. Un operatore specializzato dichiara: “Novembre sarà il mese che darà i primi veri responsi sull’intera campagna della pera Abate, che in generale segnerà un volume inferiore del 35% rispetto all’annata 2018. Forse si sentirà un po’ di pressione nei calibri 60/65 e 65/70 verso ottobre. Per quanto riguarda le altre varietà, la raccolta e la vendita della pera Carmen è terminata, la Santa Maria è sotto controllo, con le partite di calibro maggiore in conservazione per la vendita tardiva e con i calibri inferiori al 65 in esaurimento. Per la pera William, il raccolto è buono, in media con il triennio 2016-2018. Il calibro dei frutti è molto grosso, il che aumenterà la pressione sul prezzo per le dimensioni 70+. Le pere Kaiser mostrano una produzione nella norma. I calibri più grandi entreranno in commercio tra 2-3 settimane e si proseguirà fino a fine marzo”.

Negli ultimi anni, si è sviluppata la produzione biologica e rappresenta oggi, secondo CSO Italy, il 5-6% del volume totale, pari a circa 40.000 ton. Nelle ultime stagioni, l’export italiano di pere ha raggiunto le 145mila ton, mentre il prodotto biologico si aggira intorno alle 10.000 ton.

Spagna: la stagione comincia con un aumento nella domanda delle pere
In Spagna sta già prendendo forma la stagione 2020/21 delle pere. A Lleida le vendite della varietà Limonera sono iniziate il 22 luglio, le prime pere Conference sono arrivate il 31 agosto e la Blanquilla dovrebbe arrivare sugli scaffali intorno al 15 settembre. La stagione sta cominciando, quindi, più o meno nello stesso periodo dell’anno scorso. A causa delle abbondanti piogge primaverili, la produzione di quest’anno scenderà leggermente del 4-5%, a seconda della varietà e della zona di produzione. Si prevede un volume di 300mila ton.

Anche se i calibri delle pere Conference saranno più piccoli quest’anno (un problema diffuso in Europa), il frutto presenta, in generale, una maggiore rugosità della buccia, cosa che i consumatori spagnoli apprezzano. Le pere Limonera hanno raggiunto calibri simili a quelli delle stagioni precedenti. La campagna è iniziata con una domanda poco superiore a quella dell’inizio dello scorso anno. Il settore prevede, tuttavia, un notevole aumento della richiesta a partire dalla terza settimana di settembre, dato che quest’anno la stagione delle drupacee si è conclusa due settimane prima per via di un notevole calo dell’offerta.

Degno di nota è anche l’impatto che la pandemia ha avuto sul consumo di pere in Spagna. Dopo il lockdown, questo è aumentato notevolmente, soprattutto per le pere confezionate. La domanda è aumentata così tanto che la stagione si è conclusa oltre un mese prima del solito. Il settore è quindi ottimista per la nuova stagione.

Le pere Conference spagnole sono in forte competizione con quelle belghe. In Belgio, la produzione è paragonabile a quella dell’anno scorso, quindi ci sarà di nuovo una concorrenza elevata sui prezzi, nonostante i frutti siano un po’ più piccoli. L’Italia, dal canto suo, ha registrato un forte calo di produzione lo scorso anno, ma quest’anno i volumi sono in ripresa, per cui gli esportatori spagnoli non si aspettano di colmare le carenze produttive italiane, come l’anno scorso.

Sudafrica: buone prospettive per la nuova stagione; la Abate Fetel è popolare tra i coltivatori
Nelle zone di produzione in Sudafrica, si sta registrando uno degli inverni migliori degli ultimi 7-8 anni per le pere. Di conseguenza, per la prossima stagione le prospettive relative al Capo sud-occidentale sono ottime.

La piena fioritura non è ancora iniziata. Potrebbe rivelarsi un po’ più lenta per le pere precoci Bon Cretien, Williams e Bartlett e sulle Forelle a causa delle basse temperature avute in inverno. La scorsa settimana, però, la colonnina di mercurio è salita, quindi ci potrebbe essere un po’ in ritardo rispetto al solito. Attualmente sul mercato c’è principalmente richiesta di pere sfumate precoci, come la Rosemarie, la Flamingo, la Cheeky e la Celina. Nel frattempo il settore sta puntando su nuovi impianti e la varietà di pere Beurre Bosc è stata eliminata per mancanza di domanda. Anche le pere Bon Chretien/Williams/Bartlett sono state rimosse. Di solito il 40% di questo volume viene esportato e il restante 60% va all’industria di trasformazione. Questo segmento non è più economicamente redditizio.

La pera più popolare tra i coltivatori in Sudafrica è l’Abate Fetel. E’ un po’ più difficile da coltivare, ma la produzione garantisce la più alta resa per ettaro rispetto a tutte le varietà presenti in Sudafrica.

Cina: produzione inferiore ma con un mercato tranquillo
Ad oggi, in Cina, la maggior parte dei frutti è stata raccolta e stoccata nelle celle frigorifere. Le condizioni climatiche non sono state favorevoli, il che ha ridotto la produzione di molte varietà. Quella di pere Crown è diminuita del 70%.

Per quanto riguarda le vendite sul mercato interno, il prezzo al produttore risulta essere superiore a quello degli anni precedenti a causa del calo nei volumi e ciò sta generando un aumento della quotazione di mercato. D’altra parte, il consumo è più basso del normale, quindi le vendite sul mercato locale sono più lente. In generale, il mercato è abbastanza tranquillo.

Per quanto riguarda le esportazioni, i volumi stanno gradualmente tornando alla normalità. Questo è il primo anno in cui le pere cinesi possono essere esportate in Brasile. Alcune aziende hanno spedito i frutti all’inizio di quest’anno e le vendite stanno andando molto velocemente. Altre aziende volevano continuare ad esportare in quantità maggiori, ma a causa del coronavirus è difficile visitare i frutteti locali. Per questo motivo il piano di esportazione è stato rinviato.

Stati Uniti: aumento delle pere biologiche
L’offerta di pere dagli Stati Uniti nord-occidentali è aumentata del 2,1%, secondo un coltivatore dello Stato di Washington. I calibri sono all’incirca gli stessi dell’anno scorso e molti frutti sono ancora sugli alberi. Tuttavia, la raccolta è iniziata ad agosto, una settimana prima del normale, con le pere Bartlett. La settimana scorsa è partita la raccolta delle pere Anjou. Negli Stati Uniti la quota di pere biologiche è in aumento e ormai, soprattutto quelle asiatiche, rappresentano una nicchia popolare.

La domanda di pere è stabile o addirittura in aumento nel numero di spedizioni, che segnano un +24%. Intorno a luglio, la richiesta è diminuita del 2% in termini di valore, ma ciò è stato in parte dovuto a una riduzione nel volume. Con l’avvicinarsi dell’autunno, la domanda sul mercato interno è nuovamente aumentata. A causa del coronavirus è presente una maggiore richiesta di pere confezionate. Il 25% del volume totale sugli scaffali è ora confezionato rispetto al 18%, registrato prima della pandemia.

Attualmente dalla California arriva una buona offerta di pere Bartlett e Bosc e questa settimana seguiranno le pere Comice, le French Butter e le Seckels, ma nello stato della California le differenze da una regione a un’altra sono grandi. La raccolta è iniziata una settimana più tardi del normale. La resa risulta essere un po’ più limitata, con prezzi più alti.

Australia: nuova varietà club di pere, coltivata per la prima volta
I coltivatori di tutta l’Australia hanno iniziato a piantare i primi alberi di pere QTee, una nuova pera rossa aromatica. Horticulture Brand Management Australia Pty (HBMA) ha ora la licenza australiana per questa pera, che è originaria della Norvegia.

Secondo gli ultimi dati di Hort Innovation (giugno 2019), in Australia la produzione totale di pere ha mostrato una leggera diminuzione. I volumi sono scesi del 4% a 114.496 ton, ma il valore è salito a 115,4 milioni di dollari australiani (70,9 milioni di euro). Anche le esportazioni sono diminuite del 26% in termini di volume a 9.190 ton e del 16% in termini di valore a 16,4 milioni di dollari australiani (10 milioni di euro). La Nuova Zelanda (26%) e l’Indonesia (17%) sono state le principali destinazioni di esportazione. Nel frattempo, il 34% della produzione totale è andato alla trasformazione.

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