L’agricoltura verticale sara’ il futuro della coltivazione delle erbe aromatiche?

L’esperienza di Berjelle van Namen risiede principalmente nella coltivazione di funghi. Suo padre Johan possiede un’azienda agricola sulle rive del fiume Mosa, nei Paesi Bassi. Tuttavia, qualche anno fa Van Namen ha deciso di aggiungere la coltivazione di erbe aromatiche e non in serra o a pieno campo, ma in una camera di coltivazione per funghi riconvertita.

La camera annovera illuminazione a LED viola e i contenitori dove sono posizionate le erbe aromatiche sono impilati uno sull’altro. Questa può essere considerata, senza dubbio, vertical farming: il concept sta guadagnando sempre più popolarità tra gli agricoltori, soprattutto quelli che coltivano erbe aromatiche, verdure in foglia, micro verdure e fiori eduli. Recentemente sono state condotte persino delle prove con i piccoli frutti.

Nel mondo dei funghi è una pratica standard ormai da diverso tempo. Da qui la relazione tra i funghi di Van Namen e le erbe aromatiche di Van Namen Specialties.

Per Van Namen è cominciata come un esperimento. Si è imbattuto in questo metodo di coltivazione durante il suo tirocinio in Finlandia. Lì, da Robbe’s Little Garden, si coltivano così lattuga, erbe aromatiche e micro verdure. Secondo Van Namen, il vertical farming offre diversi vantaggi rispetto alla coltivazione tradizionale delle erbe aromatiche.

I vantaggi dell’agricoltura verticale
“Grazie al vertical farming posso piantare un’erba aromatica ed essere certo che sarà pronta per la vendita nel giro di 5 settimane – spiega Van Namen – Inoltre, fornisce anche una sicurezza riguardo la qualità del prodotto, per via del fatto che viene controllato in maniera ottimale. La pianta cresce in maniera omogenea grazie all’illuminazione a LED, quindi ha anche un sapore migliore”.

“Ciò permette di soddisfare i clienti che richiedono sempre più spesso la pronta consegna di prodotti come le erbe aromatiche. Ovviamente, non dobbiamo dimenticare il carattere sostenibile di questo metodo di coltivazione. Soprattutto perché utilizza pochissimo gas e nessun fitofarmaco. Siamo in cerca di soluzioni anche per essere altamente efficienti sotto il profilo energetico”.

C’era una richiesta per erbe aromatiche
Attualmente, Van Namen coltiva circa 12 tipi di erbe aromatiche e ha aggiunto una seconda cella di coltivazione. “In questo modo possiamo variare le condizioni di coltivazione utilizzando diverse temperature – spiega Van Namen – Il basilico è il nostro prodotto più venduto. Si tratta di un’erba aromatica che si vende bene. A seguire, prezzemolo e menta”.

Van Namen vende le sue erbe aromatiche con il marchio della società Pika Surprisa e con il marchio Esperanto per le specialità piccanti. Eppure Berjelle indica che con questo tipo di erbe si tratta principalmente di coltivare e sperimentare per il gusto di farlo. “Non sono ancora redditizie. Per ottenere un guadagno consistente bisogna considerare seriamente l’ampliamento e l’aggiunta di nuove camere di coltivazione”.

Bisognerebbe anche decidere se coltivare una sola varietà. “Abbiamo scelto di coltivare erbe aromatiche a causa dell’aumento della domanda per una consegna del prodotto, tutto l’anno e con una qualità costante. Il vertical farming può garantire ciò. Inoltre, ci si può anche permettere di prendersela con calma negli acquisti, dal momento che si è certi di avere un prodotto adeguato alle aspettative nel momento in cui lo si vuole”.

Dal punto di vista della coltivazione non ci sono nemmeno molti problemi operativi. “L’unica cosa è che non permette un risparmio di manodopera in quanto c’è ancora bisogno di un lavoro di questo tipo nella cella” ammette Van Namen.

Le vendite di erbe aromatiche differiscono da quelle di funghi. “Abbiamo attirato molti nuovi clienti che acquistano solo erbe aromatiche e abbiamo notato che sono di meno i clienti che acquistano entrambi i prodotti. Li teniamo perciò separati: ecco perché le erbe aromatiche cadono sotto il nome di Van Namen Specialties. Per esempio, esportiamo i funghi in nazioni come Germania e Regno Unito, ma ancora non esportiamo erbe aromatiche. Forse lo faremo in futuro”.

Per i prossimi mesi l’obiettivo principale di Van Namen è quello di superare con successo la crisi legata al coronavirus. “Il mercato dei funghi è stato molto volatile in questi tempi insoliti. Si sta lentamente riprendendo, ma c’è ancora molta strada da fare. Non sono nemmeno previsti grandi sviluppi per il resto dell’anno. Attualmente si tratta soprattutto di servire bene i nostri clienti”, conclude Van Namen.

Per maggiori informazioni
Berjelle van Namen
Van Namen Specialties
Email: berjelle@vannamenspecialties.nl  Web: www.vannamenspecialties.nl

Fonte: FreshPlaza

Lime siciliano: un frutto per sperare e ripartire bene

“In un momento in cui la vita è in fase di ripartenza, tra le incertezze dell’era Covid, il lime siciliano sembra trovare la sua collocazione naturale nel periodo estivo, considerando il fatto che il settore Horeca ha avuto, almeno qui da noi, una ripresa notevole, nonostante tutto”. A dirlo è Luisa Alioto, responsabile vendite dell’azienda “Il Melograno Peloritano”.

Luisa Alioto

A dispetto del nome dell’azienda, la famiglia Alioto è impegnata, oltre che sul fronte del melograno, anche nella coltivazione e distribuzione del lime siciliano della varietà “La Vallette”.

“L’impianto, messo a dimora due anni fa con sesto intensivo di metri 3,50 x 2,50 – aggiunge Alioto – è finalmente pronto a dare i suoi primi frutti. Quest’anno si prevedono circa 4 tonnellate di volume raccolto. Abbiamo scelto, qualche anno fa, di puntare sul lime siciliano, scegliendo una cultivar antica, seicentesca, di origine maltese: La Vallette, appunto. La particolarità di questo frutto è il profumo e l’abbondanza di succo. La scorza è ricca di oli essenziali, la polpa succosa e priva di semi, profumata e poco aspra. Per questi motivi, La Vallette è la varietà preferita dai migliori professionisti, per la preparazione di cocktail e in piatti sia di carne che di pesce”.

Gestione familiare e amore per il territorio
L’azienda si è inserita nel mercato con prodotti di qualità. Il suo segreto? La gestione familiare e la ricchezza del territorio. Nonno Nuccio offre l’esperienza dell’agricoltura degli anni 70-90; papà Giuseppe si occupa della coltivazione, della scelta dei prodotti biologici con cui nutrire i suoi terreni e della raccolta, mamma Mery è votata all’attenta e rigorosa selezione a mano fino al confezionamento; i tre figli mettono braccia e idee, dedicandosi alle analisi commerciali e alla pubblicità.

“La peculiare posizione dell’azienda, posta nella parte alluvionale del fiume Niceto, sulla costa tirrenica della provincia di Messina – spiega la manager – è garanzia di qualità. Le caratteristiche fisiche e chimiche del suolo agricolo, la vicinanza con il mare, e la brezza dei venti temperati rendono l’habitat ideale per questa cultivar di lime”.

L’impianto

Difficoltà commerciali
“La competizione con il lime di importazione è significativa – rivela l’imprenditrice – ma la cura minuziosa nella coltivazione di questo prodotto siciliano lo rende agrume preferito per coloro che hanno a cuore il localismo e i prodotti a filiera corta. Quando si parla di agricoltura siciliana, purtroppo ci si scontra con una topografia geograficamente lontana dai grandi mercati, con la difficoltà di inserimento competitivo a causa dei prodotti di importazione e con una cultura d’impresa del settore non ancora pronta a dar valore ai prodotti locali. Talune catene della grande distribuzione, spesso, trovano in tale contesto occasioni di speculazione, mortificando il valore del lavoro agricolo”.

Il profitto non sembra comunque essere il primo obiettivo dell’azienda, in quanto la famiglia Alioto riconosce il valore della solidarietà, donando parti del raccolto ad associazioni di volontariato e parrocchie, Inoltre, nel periodo del lockdown, ha attivato il servizio gratuito di consegna a domicilio. La recente apertura del sito di e-commerce permette a tutti di ordinare comodamente da casa e ricevere i prodotti in pochissimo tempo.

Le sfide per il futuro
“Coltiviamo melagrane da cinque anni – conclude Luisa Alioto – mentre per il lime siamo al nostro primo raccolto. Abbiamo appena piantumato anche un ettaro di avocado Hass che entrerà in produzione tra due anni e mezzo. Ciò che guida le scelte aziendali passa attraverso la convinzione che l’offerta di un buon ventaglio di prodotti di nicchia, coltivati con cura e passione, possa avere la meglio su una produzione di massa mediocre e anonima”.

Font: FreshPlaza

L’Europa vieta l’ingresso di agrumi argentini fino al 30 aprile 2021

E’ arrivata in data domenica 16 agosto 2020 la decisione unilaterale dell’Unione europea di vietare temporaneamente l’ingresso di agrumi argentini, in particolare limoni e arance, al fine di impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione di Phyllosticta citricarpa (McAlpine) Van der Aa, l’agente della “macchia nera” (CBS-Citrus Black Spot) degli agrumi. La misura sarà effettiva per il resto della stagione, fino al 30 aprile 2021.

L’UE è il mercato principale per gli agrumi argentini. Nel 2019, l’Unione ha importato 171.872 tonnellate di limoni, arance, mandarini e pompelmi. In valore, solo i limoni venduti in Europa l’anno scorso hanno rappresentato un fatturato di 296 milioni di dollari, come riporta ICE Buenos Aires.


Fonte: USDA

Il divieto di esportazione di limoni verso l’UE che l’Argentina si era imposta il 1° luglio non ha sortito l’effetto desiderato, in quanto di recente sono state intercettate partite di arance colpite da CBS. A seguito del divieto in vigore dal 16 agosto, l’UE condurrà una verifica del sistema di garanzia fitosanitaria per la coltivazione degli agrumi in Argentina all’inizio del 2021. In base al risultato, potrebbe decidere di rinviare la fine delle restrizioni a data da destinarsi. 

L’esportazione di limoni dall’Argentina si è completamente arrestata. Le spedizioni effettuate dopo il 1° luglio 2020 non saranno più accettate. Le spedizioni di arance sono ancora accettate fino al 4 settembre.

Il commento di due operatori italiani
“Sono vicino ai produttori argentini, ma non nego che la decisione presa dall’UE abbia un risvolto positivo: quello di far apprezzare il limone Verdello italiano, ad esempio. Il consumatore finale potrà apprezzarne il colore della buccia e le caratteristiche organolettiche, senza farsi abbagliare dal prodotto a buccia gialla di origine estera”, commenta Giovanni D’Agati, presidente del Consorzio siciliano “Il Tardivo di Ciaculli”.

“Non è sulle disgrazie altrui che bisogna sperare. L’agrumicoltura italiana, e mi riferisco a tutto il centro-sud Italia, deve dimostrare di saper offrire la qualità adeguata, sviluppando strategie di marketing e comunicazione alla stregua di altre nazioni europee”.

Secondo D’Agati, sui mercati esteri la Spagna potrebbe far valere la sua posizione dominante, considerando le grandi superfici dedicate agli agrumi. “Questo per noi non deve rappresentare un ostacolo, bensì uno sprone a qualificare al meglio il già tanto amato made in Italy”.

Maria Malagrinò della calabrese Fruttone Bio crede che, indirettamente, il comparto agrumicolo italiano potrebbe trarne beneficio. “Se pensiamo che lo scorso anno le importazioni europee di agrumi dall’Argentina hanno superato le 170mila tonnellate, una buona fetta del mercato europeo potrà essere coperta dai prodotti italiani. Non va però sottovalutata la presenza delle produzioni di Sudafrica, Uruguay, Brasile e Tunisia”.

Il bacino del Mediterraneo non è, purtroppo, indenne da problemi fitosanitari, come sottolinea Malagrinò. “Basti pensare alla diffusione del patogeno in Tunisia. E’ necessario assicurare la reciprocità: le importazioni ortofrutticole devono offrire le stesse condizioni di sicurezza richieste al prodotto europeo all’estero. Se i Paesi che spediscono i loro prodotti verso il mercato UE non sono in grado di garantire l’assenza di malattie o di insetti nocivi, e questo viene dimostrato attraverso più intercettazioni di partite infette, le importazioni provenienti da quei Paesi devono essere bloccate”.

Considerata anche la scarsa qualità e lo stesso problema presente negli agrumi di altre nazioni extra-UE, Malagrinò si augura che “il mercato risponda in maniera positiva, prediligendo le produzioni italiane, che sono sempre sinonimo di sicurezza per i consumatori”. 

Infine, sul predominio spagnolo in ambito agrumicolo sui mercati esteri, la responsabile della Fruttone Bio dichiara: “La Spagna ha già un buon posizionamento. In questo lasso di tempo, credo che l’Italia debba obbligatoriamente imporsi sul mercato, proponendo l’alta qualità dei suoi prodotti. E’ il momento giusto”.

“In particolare, l’Italia deve difendere i suoi confini, deve chiedere l’immediato blocco anche delle esportazioni provenienti dalla Tunisia: nel caso in cui questa fitopatia si diffondesse sul territorio italiano, infatti, provocherebbe danni irreparabili al patrimonio agrumicolo, mettendo a rischio uno dei più importanti comparti dell’agricoltura nel sud Italia. Ci è già bastata la Xylella”, conclude Malagrinò.

Data di pubblicazione: lun 24 ago 2020

Fonte: FreshPlaza

ATP KEY: La chiave delle produttività delle colture

ATP E SUE FUNZIONI

Adenosina Trifosfato (ATP): la base dei sistemi energetici

L’adenosina trifosfato (ATP) rappresenta la base del metabolismo energetico di praticamente la quasi totalità degli organismi superiori, costituendo un sistema di scambio energetico universale. Composto chimico che fornisce alla cellula l’energia necessaria per svolgere qualsiasi tipo di lavoro biologico. L’ATP è una molecola costituita da adenosina e da tre gruppi fosfato.

Struttura ATP
Modello 3D ATP
ATP, IL TRASPORTATORE UNIVERSALE DI ENERGIA

ATP ha il compito dei assorbire l’energia prodotta dalle reazioni esorgoniche di demolizione e di renderla disponibile per i lavori cellulari. E’ una molecola complessa formata da tre parti distinte: la base azotata adenina, da uno zucchero a cinque atomi di carbonio e da tre gruppi fosfato. I legami presenti tra questi gruppi fosfato racchiudono l’energia utilizzabile dalla cellula.

LA FOTOSINTESI

L’energia che permette la vita sulla Terra proviene quasi interamente dal Sole. La maggior parte degli organismi dipende infatti dai prodotti della fotosintesi. Mediante la fotosintesi, le piante (ma anche alghe e alcuni batteri) utilizzano l’energia luminosa proveniente dal Sole per produrre molecole organiche. Le cellule vegetali, contengono infatti al loro interno molecole, chiamate pigmenti, in grado di assorbir l’energia luminosa. La clorofilla – la sostanza responsabile della colorazione verde delle foglie e di altre parti delle piante – è il principale pigmento coinvolto. La fotosintesi avviene in organismi chiamati cloroplasti e comprende numerose reazioni chimiche. Una prima serie di reazioni avviene solo in presenza della luce solare e per questo motivo, sono dette reazioni luminose. Le reazioni luminose convertono l’energia solare in energia chimica, immagazzinata in molecole ATP e di una sostanza chiamata NADPH, producendo ossigeno come “rifiuto”.

ATP e NADPH alimentano la fase successiva della fotosintesi, che avviene anche se l’organismo vegetale non è illuminato La fase del buio, consiste in una serie di reazioni in cui gli atomi di carbonio (che provengono dall’anidride carbonica) sono incorporati in nuove molecole organiche, soprattutto zuccheri semplici, come il glucosio, prodotto attraverso la fotosintesi e utilizzato dalle piante in vari modi.

Da esso le cellule vegetali possono ricavare energia attraverso il processo di respirazione cellulare. Il glucosio può essere convertito in amido, un polimero che ha la funzione di riserva di energia o essere utilizzata per produrre sostanze con funzioni strutturali, ad esempio la cellulosa, o proteine e altre sostanza costituenti la pianta.

I vegetali, sono anche indicate come produttori (autotrofi) perché “fabbricano” le molecole organiche di cui sono costituite, mentre gli organismi eterotrofi sono detti consumatori

AMINOACIDI

Idrolizzati di origine vegetale, ottenuti mediante l’impiego di specifici enzimi a basse temperature, si caratterizzano per la presenza di acido glutammico, acido aspartico e il triptofano, che rappresenta un importante precursore nella biosintesi dell’auxina nelle piante. Possono esercitare un’azione auxino-simile per la presenza di specifici peptidi che fungono da molecole-segnale e attivano i geni della biosintesi delle auxine nella pianta.

CALCIO

Il calcio è presente nei terreni sotto forma di carbonato (CaCO3), solfato e altri minerali. La pianta assorbe l’elemento Ca come ione Ca2+ derivato da bicarbonati solubili; la disponibilità di calcio per le piante è legata al Ph del terreno che a valori superiori a 7, determina una scarsa presenza di carbonati generando fenomeni di carenza. A ph inferiori al 7 il calcio non rappresenta un fattore limitante. Essendo il calcio un elemento poco mobile, si possono generare stati di carenza localizzati dovuta alla scarsa traspirazione dei tessuti, in quanto questo elemento è alla base della consistenza dei tessuti vegetali.

Quando viene assorbito dalla pianta, forma pectina, la colla che lega le pareti cellulari insieme. Quindi è necessario un costante apporto di calcio per rafforzare il sistema vascolare della pianta, produrre steli più spessi e costruire nuove pareti cellulari per gli apici vegetativi in crescita. Se la pianta ha un sistema vascolare sano, è anche in grado di assorbire l’acqua e tutti gli altri minerali essenziali in modo più efficiente, dando vita a piante più forti e resistenti alle malattie.

REPORT FINALE

Valutazione dell’efficacia di ATP-KEY in comparazione ad una strategia standard di biostimolazione, sugli effetti promotori della crescita di pomodoro in coltura protetta svolti da SATA S.r.l. – Strada Alessandria, 13 – 15044 Quargnento (AL) – Tel 0131219925 – Fax 0131219926 – e-mail: info@satasrl.it – web: http://www.satasrl.it. Scheda SATA consultabile anche nella sezione Ricerca & Sviluppo del nostro sito.

Di seguito il report con le prove su campo condotto da SATA: